Ho amato Tango, ho amato Cuore, Frigidaire, Frizzer, il Male, Cannibale, Canecaldo, I quaderni del Sale.
Ho amato la satira, insomma.
Oggi però non riesco più a leggere pezzi di satira lunghi, mi annoiano (colpa del web?).
Ma il pezzo di Lia Celi che vi propongo oggi - pubblicato su Bendix (il blog dell’autrice) e su Macchianera - è divertente e graffiante, va dritto al cervello senza orpelli inutili, senza distrarsi e senza distrarti.
E’ satira esemplare, che vi piaccia o no, e voglio trascrivermelo a futura memoria.
Brava, Lia.
Ci pareva che fosse troppo mal condotta e pasticciata per essere una vera guerra. E infatti, dietro il testardo accanimento di Israele su vecchi e bambini libanesi c’è solo il generoso tentativo del governo di Tel Aviv di strappare al suo lungo torpore il mandante delle stragi di Sabra e Chatila. “Fategli sentire la musica della sua giovinezza”, hanno raccomandato i medici dell’ex premier. Piena sintonia fra Condoleezza Rice e Ehud Olmert: entrambi devono le loro fortune politiche a presidenti con l’encefalogramma piatto. Grazie ai raid israeliani, il Libano è ridiventato la Svizzera del Medio Oriente: è più bucherellato di un formaggio Emmental. La guerra sconvolge la geografia urbana: anche a Beirut e a Sidone ci si sente sempre a Tiro. Dopo i no alle richieste di tregua o cessate il fuoco, diplomazia internazionale al lavoro per convincere I belligeranti a concedere almeno un break pubblicitario. Hezbollah nega di usare i civili come scudi umani: «E’ tutto legale: sono stagisti, se sopravvivono li assumiamo come kamikaze»
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