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L’ommo è ommo e adda ummia’

La vita ai tempi del colera

Oppressione è... | 11 October 2007 | 00:25 am

Agosto 1973. Due uomini si trovano al ristorante El Morisco - mangio, bevo e digerisco - di Torre del Greco. Mogli e figli al mare, i due combattono noia e calura con un’impepata di cozze e una bottiglia di Greco di Tufo.
Nel ristorante ci sono pochi avventori, single sfigati e uomini d’affari. La radio è accesa, e nell’aria aleggia una sensazione di sbraco.
Il radio giornale sforna le solite notizie che passano da un orecchio all’altro lasciando solo un sedimento che a lungo andare inspessisce cuore e cervello, ma una frase si impiglia nella rete neuronale: colera a Torre del Greco.
No, non è possibile, nun ce credo…
L’ha ditto ‘a radio, nun l’hai sentuto?
Sì, vabbuo’, ma po’ comme si fa a dicere: colera…
Lascia sta’ ‘e cozze, stamm ‘a senti’…
Ma c’avimma miso ‘o limone…

Già, il limone. Disinfettante naturale, quasi uno scongiuro contro le malattie gastrointestinali. Peccato che al vibrione gli faccia un baffo.

vibrione di colera

il vibrione del colera

Ma non ci si crede ancora. Si continuano a mangiare quintali di cozze, allevate nelle acque del Golfo di Napoli e cresciute a liquami e scarichi abusivi.

Ma l’avimma sempe magnate, nun è succiesso mai niente…

Increduli, ritenuti vaccinati dal consumo quotidiano, in città si dà la colpa allo straniero - un marocchino - che sarebbe sbarcato e avrebbe - ahinoi - defecato il vibrione maledetto. È lui l’untore, sua è la colpa, noi siamo brava gente. Nel frattempo gli scarichi abusivi - ma anche le condotte fognarie autorizzate - scaricano l’inimmaginabile a pochi metri dal bagnasciuga.

La fantasia popolare si scatena e le leggende metropolitane si moltiplicano: c’è chi giura di aver visto il marocchino - non di persona, naturalmente - e chi invece propende per cause più fantasiose. In quei giorni, comunque, Torre del Greco ed Ercolano vennero rinominate Torre del Colera ed Ercolera.

Mio padre è lontano mille e mille miglia, in navigazione intorno al mondo, e mia madre prese una saggia decisione: scappare dalla Torre infetta e andare a Napoli, a casa di mia nonna. Una fuga verso la salvezza, nel direzione contraria a quella che seguì Giacomo Leopardi nel 1863.

Napoli nel frattempo è cambiata, non è quella lazzara e stracciona che conobbe il sommo poeta, bensì una metropoli di carattere internazionale.
Ma il vibrione non si lascia incantare e rapidamente l’epidemia scoppia a Napoli. A fine agosto i ricoverati all’ospedale Cotugno sono circa centocinquanta.
Parte la campagna per la vaccinazione, e nei miei ricordi di bambino ci sono una lunghissima coda alla Stazione Marittima e una pioggia impietosa e scrosciante, straripante dai merli del Maschio Angoino.
Della vaccinazione ricordo ancora un lungo, eterno, indolenzimento al braccio e un gioco con una palla di spugna con mio cugino a casa di mia nonna.

A conti fatti Napoli non è meglio di Torre del Greco - il colera non conosce la distinzione tra cittadini e cafoni - e il rientro a casa appare inevitabile, anche se la vita non è più quella di prima.
Innanzi tutto le scuole sono chiuse, e potete immaginare la nostra contentezza, ma non è quello il segno del cambiamento. Sono i rapporti interpersonali che sono cambiati.

Io ricordo, in ordine sparso:

  • lavarsi le mani con un sapone antibatterico;
  • lavare tutto con il lisoformio;
  • il tanfo che un bottiglione rotto di lisoformio lasciò per giorni nella cucina di mia nonna, e che credo non sia ancora passato;
  • lavare frutta e verdura con l’amuchina;
  • scendere le scale senza toccare il passamano;
  • non stringere le mani a chicchessia;
  • non andare a mangiare a casa d’altri;
  • non invitare altri a mangiare a casa tua;
  • bollire sempre l’acqua;
  • passare il pane sulla fiamma prima di mangiarlo (se non muori di colera, però, ti avveleni con i fumi del gas di città);
  • indossare al collo una bustina con pezzetti di canfora per una prevenzione voodoo;
  • inserire nel sacchetto un’immaginetta della Madonna, non si sa mai;
  • inserire nel sacchetto anche un’immaginetta di Sant’Antonio, è meglio.

Avevo dieci anni, e di quell’età si ricordano solo le cose belle, ma, vi assicuro, la morte per colera è ‘na morte ‘e mmerda.
Se penso allora che vivo in una regione nella quale abbiamo rischiato e rischiamo ancora una nuova epidemia a causa di una classe politica letteralmente da buttare, non ci vedo più e gli infilerei un dildo di vibrioni dove so io.

Ma voi, comunque, che ricordi avete?

(un resoconto migliore del mio lo trovate su Diario)


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13 Commenti »

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  1. L’immagine della Madonna è un classico :)
    Forse quando scoppierà veramente l’epidemia, allora i politici si renderanno conto che bisognava fare qualcosa… O no?

    Comment by Lupo Sordo — 11 October 2007 @ 09:56 am

  2. Del colera di Napoli ricordo solo le notizie dei media, nel recente passato. Ma anchi qui in Sicilia, c’è poco da babbiare. In bocca al lupo!

    Comment by riverinflood — 11 October 2007 @ 10:28 am

  3. Il mio unico ricordo è quello della vaccinazione.
    Il mio sguardo incredulo, mentre il medico dell’allora ENPAS dei Vomero (sede di Antignano) mi faceva la siringa.

    Comment by Alex — 11 October 2007 @ 10:32 am

  4. Mai vissuta una situazione del genere

    Comment by Franca — 11 October 2007 @ 12:10 pm

  5. Bello questo post, veramente bello.
    Dev’essere stato più o meno lo stesso anno quando anche a Genova ci furono casi di colera. Nel pieno dell’epidemia fui invitata a pranzo da una compagna di scuola. Sedutami a tavola noto con orrore che sua madre aveva preparato le cozze, che con una scusa riuscii a non mangiare (digiunando praticamente perchè le cozze erano anche nel dessert). Quanti anni sono passati, 35? 35 anni senza cozze. Non c’è niente che possa farmele mangiare.

    Comment by Lameduck — 11 October 2007 @ 14:14 pm

  6. Guardandolo bene, il vibrione non sembra un Tampax?

    Comment by Lameduck — 11 October 2007 @ 14:15 pm

  7. Non c’è niente da fare: tua sorella vede sempre “oltre”:-) Ho vaghi ricordi del colera. Qua c’era stata l’epatite e un po’ di ansia c’era stata, ma non sono sicuro dell’anno. Devo chiedere a mia sorella (vera) che se l’era beccata.

    Comment by Ed — 11 October 2007 @ 17:33 pm

  8. @ Lupo Sordo: e se ne dimenticheranno subito dopo l’emergenza…

    @ riverinflood: crepi e benvenuto! :-)

    @ Alex: vuo’ vede’ ca l’unico vicchiariello sono io? :-)

    @ Franca: meglio così, non la consiglierei a nessuno…

    @ Lameduck: anch’io le cozze non le mangio quasi mai (grazie del complimento) e, sì, sembra proprio un Tampax… :-D

    @ Ed: mia sorella è immaginifica… :-)

    Cima

    Comment by aiuto — 11 October 2007 @ 21:56 pm

  9. Del colera ricordo soprattutto che nonostante la giovane (allora) età mi dovettero immobilizzare in 4 per farmi la vaccinazione: avevo infatti una fobia per gli aghi, che non ho del tutto superato. L’altro ricordo (oltre alle innumerevoli precauzioni igieniche, molto simili a quelle di Mr Cima) è il fatto che per molti anni non si mangiarono più cozze crude. Ebbene sì, faccio outing: mi piacciono i frutti di mare crudi (ed anche il pesce crudo) che in virtù delle mie peregrinazioni lavorative ho mangiato persino in Puglia, dove ancora oggi il rischio è l’epatite visto che lì è endemica (chiaramente mi sono pre-vaccinato). Rammento infine alcune delle battute che sempre all’epoca circolavano sul colera (i partenopei amano esorcizzare la paura ridendoci sopra), ma sono delle boiate e ve le risparmio. C’è poi qualcuno che si ricorda come si chiamava quel catastrofico epidemiologo napoletano che intervistavano sempre in televisione? Mi sto scervellando (il mio unico neurone gira a velocità warp) ma non riesco a recuperarne il cognome: il Professor……..???

    Comment by Orbix — 11 October 2007 @ 23:04 pm

  10. Passo solo per avvertirti che sei entrato nel mirino

    Comment by Lupo Sordo — 12 October 2007 @ 00:09 am

  11. @ Orbix: ce l’ho sulla punta della lingua…

    @ Lupo Sordo: ti ho già risposto nelle sedi opportune… :-D

    Cima

    Comment by aiuto — 12 October 2007 @ 10:50 am

  12. ammazza signorcima l’anno che fu del 73 fu un’anno magicotragico per me
    e non ti scervellare sull’ossimoro e na vita che mi scervello io
    indipercui andiamo a raccontare mettetevi comodi assettatevi:-p
    fatto??
    in quell’anno lasciai un’antro buio chiamato casa sott e scal e saliborio per salire inta’ na vera cas copp e quartier bell co’ balcon e a terrazz ca’ forier o culer? me ricord comm a te’ na fil longalonga e a tratti pur puzzulent chell’ancor a sent puzz e canfor e varicchin a gent ascev ra fatic nu mument pe se fa vaccina’ a puzz ra canfor a sent ancor mo o riest me laggi scurdat pecche’ se nascot rint e pieg ro’passat e chill’ann che se purtai via amammamia e no po culer ma na malattia ca gia allor facev nu poc e uai a chill’ann la’ dui mis me par che e durat l’allarm culer dui mis e durat l’infern mio
    em vabbhe al ricordo ci ho infilato un po di prosa o e vita vissuta bho
    ps
    le cozze crude non le mangio piu’ nemmeno con il limone che trattato come e trattato oggi piu di disinfettare rischia d’infettare qualke altra simpatica malattia
    maro che lungo post non mi odi signorcima
    e visto che ci sto do pure santaragione a sua sorella chill me par nu tampacs transgenetico pelus
    e mo me ritir pe nati quindicimis

    Comment by tempestalogorroic — 12 October 2007 @ 11:57 am

  13. ammazza dopo che mi son riletta ho capito perche il nano maledetto non mi posta i commenti
    puveriell:-p

    Comment by tempestalogorroic — 12 October 2007 @ 11:58 am

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