Delle virtu’ e de’ premi
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Terzo (e ultimo, per vostra fortuna) post su libri e dintorni.
Quella che vedete è la prima pagina di Delle virtù e de’ premi dato alle stampe nel 1766 da Giacinto Dragonetti, insigne giurista che nel 1799 ricoprì incarichi di grande responsabilità nella Repubblica Napoletana.
Per i motivi più strani ho avuto modo di avere tra le mani questo libro e, al di là dell’emozione di toccare un libro di fine settecento, sono stato colpito dal principio ispiratore tanto semplice quanto eversivo e rivoluzionario: perché ci si affanna a punire i delitti e non a premiare le virtù?
A due anni da Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, dove si dichiara l’illiceità della pena di morte, questo libro segna un altro punto a favore della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo, e ciascuno di noi sa quanto ne avremmo bisogno oggi, a oltre due secoli di distanza, quando il dibattito intellettuale e politico spesso si avvita su se stesso perché bloccato da veti fideistici che di razionale hanno solo una pallida veste.
Dragonetti a fine libro invita infine i monarchi d’Europa a rivolgere tutta la paterna cura all’esatta distribuzione delle ricompense e conclude: Diceva Anacarsi, ed una verità diceva chiara e luminosa, che quello è il più felice stato, ove la precedenza si misuri colla Virtù.
Per piacer mio e dei miei occasionali ospiti ho voluto trascriverne l’introduzione (il grassetto è mio):
Chi disse tutte le azioni umane eguali, e indifferenti, profferì un grande assurdo. Come sostenere che non vi ha differenza fra Cicerone perorante in difesa della vita di Popilio, e Popilio armato per recidere il capo al suo difensore? Quando il beneficio fosse eguale all’assassinio, gli uomini sarebbero pure macchine. L’aringa di Cicerone si ridurrebbe ad un semplice percuotimento d’aria, l’elevazione della mano di Popilio sarebbe simile all’alzamento de’magli nelle cartiere.
Cotanto mostruosa supposizione è distrutta dalla vita attiva dell’uomo confidente nell’esercizio della volontà. Ciascuno è fornito delle necessarie facoltà per giungere alla cognizione del bene, alla cognizione de’ suoi doveri per conformarvi le volontarie azioni. Tal verità non richiede né operazioni di calcolo, né speculazioni metafisiche; basta consultare il proprio cuore. Se nulla di morale fosse in noi uomini, donde mai ci verrebbero gli entusiasmi, e i trasporti per l’anime benefiche, l’avversione, e l’esecrazione per le viziose? Esiste dunque una distinzione primordiale fondata sulla legge eterna. I corpi agivano gli uni su degli altri, prima che ‘l Newton dimostrasse l’attrazione; vi erano de’ rapporti di giustizia, prima che si pubblicassero le leggi. La Grecia abondava di virtuosi, prima che Socrate avesse lodata la virtù. Invano uomini malvagi si sforzarono di cancellarne le nozioni con situare in Cielo Deità più di essi scellerate. L’esempio dei loro divinizati delitti non poté mai nell’animo de’ mortali estinguere i sentimenti virtuosi.
Quante nuove e sublimi virtù da seguire ci sono additate dai divini insegnamenti! Ma lascio ad ingegni più perspicaci il trattare di cotesti doni celebri, che non hanno mestieri dei lumi di una limitata filosofia. Imprenderò a ragionare delle sole virtù politiche, e de’ premi loro dovuti.
Gli uomini hanno fatto milioni di leggi per punire i delitti, e non ne hanno stabilita pur una per premiare le virtù. I Legislatori Romani conobbero la necessità delle ricompense, le accennarono, ma non ebbero il coraggio di formarne il Codice. Il parlare dunque de’ premi alle virtù dovuti non sarà opera perduta in questo Secolo, che si crede destinato a render la nativa efficacia ai respettivi diritti degli uomini.
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SACROSANTE parole..la cui chiosa, ahimé, non può esser che la pervadente amarezza dei virtuosi
Comment by Miss Quarrel — 30 April 2007 @ 23:37 pm
dopo le recenti sentenze mi sembra si stia scrivendo un nuovo libro della storia moderna
perche si premiano i delitti e si puniscono le virtu?
buon primo maggio a te
)
ai sfaticati commamme’
e a chi un lavoro deve
trovarselo ancora
Comment by virginiavirtuosaaaai — 1 May 2007 @ 10:25 am
@ Miss Quarrell: ma benvenuta! Speriamo in (direi di più: lavoriamo per) un’inversione di tendenza…
@ virginia: buon primo maggio, dolcezza…
Cima
Comment by aiuto — 1 May 2007 @ 12:09 pm
A me la cosa cale poco…
Sono fermo sullo zero a zero…
Comment by italo nobile — 1 May 2007 @ 23:07 pm
@ italo: nel senso che le tue virtù compensano i tuoi delitti?
Cima
Comment by aiuto — 1 May 2007 @ 23:58 pm
Caro Cima, potresti indicarmi in quale biblioteca (o altro) hai avuto l’onore di consultare il libro “Delle Virtù e dei Premi” di Dragonetti? Te ne sarei enormemente grato: sono alla sua disperata ricerca!
Comment by Raffaele Nicoletti — 22 November 2007 @ 16:13 pm
@ Raffaele: Biblioteca Nazionale di Napoli. Scrivimi se hai bisogno d’altro.
Cima
Comment by aiuto — 22 November 2007 @ 19:43 pm
non immagini che fortuna tu abbia avuto nel poter consultare un libro come quello: non perchè sia del Settecento, ma perchè è portatore di un’idea che risolverebbe tantissimi problemi della società odierna: premiare le virtù non solo induce i soggetti virtuosi a comportarsi come tali, ma incentiva anche quelli non virtuosi a farlo, per poter conseguire il premio. E qualche nostro antenato riteneva che la consuetudine nel ripetere un dato comportamento, porta tale comportamento a divenire parte del nostro modo d’essere. Inoltre in Italia, purtroppo, sono presenti SOLO DUE COPIE di questo libro…Beato te!!
Comment by Sabry — 16 April 2008 @ 22:20 pm