Lameduck mi invita a propagare il meme del momento: scegli i cinque libri della tua vita, riportane i cinque incipit, infetta cinque malcapitati. Panico: emmò?
Scartate le collezioni di Topolino e Playboy, messe da parte le annate complete dei fotoromanzi Lancio, prestata ai nipoti la serie completa de Il giallo dei ragazzi, non mi rimane che scegliere a casaccio tra i cinque libri adulti della mia fornitissima biblioteca:

IL DESTINO SI CHIAMA CLOTILDE: Alle 9 antimeridiane del 14 maggio1885, il Delfino levava le ancore dal porto di Nevaslippe e prendeva il mare. Mezz’ora dopo il signor Filimario Dublè udiva bussare discretamente alla porta della sua cabina e questo pur modesto avvenimento provocava nel celebre gentiluomo giustificato compiacimento. Effettivamente già da parecchio il signor Filimario Dublè attendeva che qualcuno bussasse alla porta della sua cabina: per essere più precisi, già da sessanta minuti il signor Filimario Dublè aspettava l’apparizione della signorina Clotilde Troll.
Forse il libro più divertente che abbia mai letto, sicuramente il più sorprendente. Chi ricorda il Guareschi del mondo piccolo e i suoi bozzetti, troverà qui uno scrittore moderno, una prosa effervescente e piena di digressioni le quali pure essendo d’indole personale s’innestano mirabilmente nella vicenda e la corroborano rendendola vieppiù interessante, come recita il sottotitolo. Da leggere assolutamente!

MARCOVALDO: Il vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s’accorgono solo poche anime sensibili, come i raffreddati del fieno, che starnutano per pollini di fiori d’altre terre. Un giorno, sulla striscia d’aiola d’un corso cittadino, capitò chissà donde una ventata di spore, e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che proprio lì prendeva ogni mattina il tram.
Marcovaldo, che ho letto in terza media in un’edizione Einaudi del 1966 per gli studenti (che significa: togliere le parti più divertenti, imbottire il libro di note e lasciare tutte le pallosissime descrizioni…), ancora mozzicata da un cane, lire 700, mi ha aperto il mondo di Italo Calvino. Da lì in poi ho letto praticamente tutto, da I nostri antenati alle Cosmicomiche a Se una notte d’inverno un viaggiatore. Vi raccomando il racconto Luna e gnac.

PAOLO IL CALDO: 23 giugno 1952. Mi trovo seduto sulla terrazza dell’albergo Baglioni, innamorato di mia moglie. Sono le dieci di sera. Ho terminato di mangiare e, grazie alla vitalità, che mi ha infuso il gelato di vino di Chianti, fra i pensieri che possono eccitarmi a una dolce fantasticheria, ne scelgo uno che, in uno stato diverso, mi sembrerebbe noioso o addirittura lugubre: fra pochi giorni, avrò compiuto quarantacinque anni.
Certamente il libro più sensuale e struggente che abbia mai sfogliato. Incompleto, a causa della morte di Vitaliano Brancati, narra di come si possa trombare alla grande ed essere infelici. Meditate, gente, meditate...

LA PROSIVENDOLA: Prima c’è stata quella frase che mi ha attraversato la mente: “La morte è un processo rettilineo.” Il genere di dichiarazione poco sfumata che uno si aspetta piuttosto di trovare in inglese: “Death is a straight on process”… o giù di lì. Stavo giusto chiedendomi dove l’avessi letta quando il gigante ha fatto irruzione nell’ufficio. Prima ancora che la porta sbattesse alle sue spalle lui era già chino su di me: - È lei Malaussène?
Questo libro, regalatomi da una persona che voleva bistrattare le mie velleità di scrittura (poi mi ha perdonato, spero…), è stata la porta che mi ha spinto nel vortice della famiglia Malaussène: Benjamin, Clara, Thérèse, il Piccolo, Jérémy, Verdun, È Un Angelo. E poi Julie, Thian… non ho mai tanto intensamente desiderato di proiettarmi nelle pagine di una saga e far parte di una famiglia letteraria. Frase da ricordare: ti amo precisamente.

I FIGLI DELLA MEZZANOTTE: Io sono nato nella città di Bombay… tanto tempo fa. No, non va bene, impossibile sfuggire alla data: sono nato nella casa di cura del dottor Narkilar il 15 agosto 1947. E l’ora? Anche l’ora è importante. Be’, diciamo di notte. No, bisogna essere più precisi… Allo scoccare della mezzanotte, in effetti. Quando io arrivai le lancette dell’orologio congiunsero i palmi in un saluto rispettoso. Oh, diciamolo chiaro; nell’istante preciso in cui l’India pervenne all’indipendenza, io fui scaraventato nel mondo.
Tanto di cappello, un capolavoro. Storia della nascita dell’India e fantasia in una sapientissima e ammaliante miscela, dalla quale non vorresti staccarti mai, come accade per tutte le storie belle e ben raccontate. Rimasi talmente attaccato che quando ebbi la fortuna di andare a New Delhi non potei fare a meno di fare un giro a Connaught Place.
Ed ora, rullo di tamburi, le vittime designate (non è un obbligo, ma…): Virginia, Vulvia, Alex, Lupo sordo, Pensatoio.