Al parco giochi quando tramonta il sol
Wallace Park City of Paola, Kansas
Sono le cinque della sera. Dopo un pranzo luculliano decido di portare i piccerilli alle giostre della Villa comunale, cercando di rubare gli ultimi scampoli di bel tempo all’autunno che tarda ad arrivare.
Le giostre sono allo stremo: le altalene non ci sono più, resistono solo due scivoli e il “ponte tibetano”, ma i bambini si divertono, e tanto mi basta.
Arrivano altri bambini, finalmente un po’ di compagnia.
Io mi chiamo Piccerillo, e tu?
Io mi chiamo Francesco.
Giochiamo ai pompieri?
E in un attimo i due pompieri vanno all’assalto di un enorme mostro nascosto dietro ad uno strano albero completamente ricoperto di fiori bianchi, il cui profilo si staglia nel cielo blu ardesia come nella più classica delle iconografie giapponesi.
I due pompieri - con l’assistente Piccerella - saltano, corrono, si dànno il cambio: mentre uno affronta il mostro, l’altro sale sul ponte per portare giù nuove pompe per l’acqua.
Ma ogni bel gioco dura poco, come declamava con risolutezza mia madre quando era ora di arrendersi e tornare a casa, e Francesco saluta e se ne va.
Piccerillo e Piccerella fanno ciao ciao con la manina ma non si distraggono e continuano a pompare acqua verso il mostro che abbiamo soprannominato Ikebana.
Si aspettano rinforzi, ecco che arrivano altri due bambini: Ciro, un peperino con i capelli a caschetto, e Maria, più grande, già con modi da adolescente, e proprio a lei si rivolge il pompiere capo.
Io mi chiamo Piccerillo, e tu?
Ma che bbuo’?
Che voglio? Sono un bambino logorroico, con un padre che sta ore al computer bevendo redbull e una madre che si lamenta sempre che mio padre sta ore al computer bevendo redbull, e tu mi chiedi che cosa voglio? VOGLIO GIOCARE, BRUTTA STRONZA, MA CHI TI CREDI DI ESSERE?
Piccerillo vorrebbe rispondere così, o forse io vorrei che rispondesse così, oppure sono io al ginnasio che vorrei gridarlo a tutte quelle che a quattordici anni flirtavano con i diciottenni e a quelle che quando finalmente noi avevamo compiuto i diciotto la davano ai coetanei quattordicenni, a tutte quelle che se la menano e a quelle che se la sono menata, a minnie e paperina che la fanno solo annusare ma non la dànno mai (almeno a topolino e paperino…), alle sofialoren, alle annafalchi, alle valeriamarini e a tutte quelle che si sono innamorate dei milionari, a quelle che oggi-ho-il-mal-di-testa, ieri-era-il-giorno-prima-del-mal-di-testa e domani-sarà-il-giorno-dopo-il-mal-di-testa-mettiti-l’animo-in-pace-e-riponi-l’uccello-nei-pantaloni-che-proprio-non-è-aria…
Ma lui è più saggio di me, fa spallucce e continua a pompare acqua su Ikebana.
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Bravo…
Oltretutto c’a smargiassa nun ce sta’ tiemp’ a perdere…
Comment by Italo — 30 October 2006 @ 10:57 am
Io l’ho letto (dillo a Selen ed Asia, non si sa mai che mi sistemo…)
Inoltre: non si ‘nsuffunnano i post ?
Io lo faccio sempre…
Comment by Italo — 1 November 2006 @ 18:04 pm
Seleeeen… Asiaaaaaaa…
Per quanto riguarda lo ‘nzuffunnamento, credo che se scrivi un post e lo ‘nzuffunni, questo resta ‘nzuffunnato… non so se mi sono capito…
Cima
Comment by aiuto — 1 November 2006 @ 18:25 pm
Aahahhahahah….sono venuta a curiosare e devo dire che nn avevo mai riso tanto…
Buona domenica Mister Cima
Comment by missi — 3 December 2006 @ 10:26 am
Buona domenica anche a te, la tua è una visita gradita.
Contento che il post ti sia piaciuto.
Cima
Comment by aiuto — 4 December 2006 @ 00:05 am
sagge ,e soprattuto facilmente riscontrabili, parole a detto sto’ piccerillo.
Comment by demonio — 1 November 2009 @ 00:29 am