Casalingo disperato 2

MERCOLEDI’ - sole a picco, niente mare, oggi si passeggia sul Vesuvio.
Lo sterminator Vesevo è a pochi minuti di automobile ma i piccerilli, puntuali come una cambiale ad agosto, si esibiscono immediatamente in un celeberrimo standard: quando si arriva?

Meno male che con noi è venuto anche il nonno che li distrae narrando di come sul cratere del Vesuvio si procurò quella ferita alla testa ruzzolando con lo zaino pieno di pietre o di quando costruiva larghissimi invasi e forti dighe per l’acqua piovana (io da ragazzo giocavo, male, a’ masta e a’ mastora oppure con le biglie: un giorno qualcuno mi spiegherà perché i nostri genitori - TUTTI, nessuno escluso - hanno sfidato Sisifo in persona e noi non dico sfidare a braccio di ferro l’omino della Plasmon, ma nemmeno fare una corsa con Barbapapà?).
Tra una caduta e una diga arriviamo all’Ufficio Informazioni, chiediamo una carta dei sentieri, ci chiedono tre euro.
Cerco di impressionarli facendo presente che in nessun altro parco nazionale ho pagato per la carta dei sentieri, ma non si impressionano; anzi, la signora bionda all’ingresso mi guarda con fare compassionevole e un signore, ad una scrivania interamente coperta da opuscoli e depliant, continua imperterrito il suo cruciverba.
Arriviamo finalmente al sentiero della riserva Tirone e ci accolgono due tipi baffuti che mi chiedono un documento di indentità.
Vorrei impressionarli facendo presente che in nessun altro parco nazionale mi hanno chiesto un documento ma li voglio sorprendere e desisto: come si fa, del resto, a disturbare un onesto lavoratore nel pieno del suo meritato crucipuzzle?
La riserva Tirone non è, comunque, una semplice pineta (pino marittimo), ma è LA pineta: maestosa, fresca, profumata, identica ai miei ricordi di bambino.
La giornata è assolata, ma qui non fa caldo. L’aria è frizzante e rarefatta. Durante il percorso, piano, si aprono degli squarci su un panorama da urlo: Capri a sinistra e Napoli a destra, servite su un letto di aghi di pino.

Tanta bellezza quasi mi commuove, ma la commozione cede il passo all’urgenza di preparare il pasto alle belvucce e scendiamo al ritmo de Le tagliatelle di nonna Pina…
GIOVEDI’ - quando tutto manca, porta i bambini da IKEA…
Mi farebbe piacere avere un uomo morto in camera da letto, anche se la signora Cima sostiene che uno è già sufficiente.

Si sentono tante leggende metropolitane su IKEA, anche di famiglie che si sono perse vagando tra strani oggetti di arredamento dai nomi nordici come KAVLACK, VESTSTÅL e GVESLÖR.
Noi invece abbiamo un obiettivo definito: l’indossatore (per political correctness a IKEA l’uomo morto viene chiamato, appunto, indossatore) HOPLAND.
In formazione compatta entriamo baldanzosi (dov’è HOPLAND?), ci armiamo di bustone giallo, mezza matita e metro di carta (è qui HOPLAND?) e ci dirigiamo verso il settore camere da letto. Prima però c’è il settore cucine (visto HOPLAND?), poi il settore ufficio (ma addo’ sta PICCERILLO?) e infine troviamo le camere da letto (e PICCERELLA?).
Non si trovano i nani malefici, i quali si sono ribellati alle direttive e scorazzano urlanti tra armadi KUGGANYGÅ, si infilano in letti INGBYKUGGA, si seggono su sedie ITYDITTE.

I tentativi di ricomporre l’ordine (mai) costituito falliscono miserevolmente, pur vantando innumerevoli tentativi di imitazione da parte dell’ONU, e sono costretto a gettare sul tavolo delle trattative le polpette di IKEA con gelato GRUNSVIK.
I dissidenti si arrendono, si pranza e finalmente usciamo dal maledetto scatolone blu con Polpo gigante di peluche dai colori sociali (blu e giallo), Granchio gigante in peluche giallo giallo, tre buste di patatine GRUNLACK alla panna acida in offerta 3x2, e naturalmente dell’uomo morto neanche l’ombra.
Forse aveva ragione mia moglie…
(grazie all’IKEA(R) name generator di [mini]marketing)
VENERDI’ - finalmente un’idea originale: il sightseeing!
I piccerilli sono eccitati dall’idea del bus cabriolet, e accettano benvolentieri la sveglia antelucana.
Rapida colazione, accompagniamo la signora Cima al lavoro e scivoliamo nel centro cittadino.
E’ bella, Napoli ad agosto. E’ una bella signora che tutto ad un tratto ha deciso di dedicare tutte le sue attenzioni a te, solo a te.
Parcheggiamo l’auto nel fossato di Castel Nuovo, meglio conosciuto come Maschio Angioino.
(Qui apro una parentesi per regalarvi una battuta, essenziale per passare innosservati in società:
“A Napoli di veri maschi ne sono rimasti solo due: io e il Maschio Angioino…”
Chiusa parentesi).

Saliamo sul bus double-decker e l’hostess ci consegna le cuffie per il commento sonoro. Non ero mai salito su un sightseeing bus, ma vi assicuro che la vista dall’alto è spettacolare: tutta Piazza Municipio è ai nostri piedi con il Maschio Angioino che mi fa l’occhiolino.
Il tour che abbiamo scelto, le vedute del Golfo, parte appunto da Piazza Municipio e prosegue per la Riviera di Chiaia, Mergellina e termina a Posillipo, per poi fare ritorno per via Petrarca e via Caracciolo.

I bambini sono rapiti, ascoltano il commento e le canzoni napoletane, e per oltre un’ora dimenticano di litigare e farsi dispetti, trasformandosi da bambini mappini (*) in adorabili figlioli.
E anche il sottoscritto si lascia andare, volteggiando a due metri da terra e riempendosi gli occhi e le orecchie di Napoli.
E chi se ne fotte della munnezza, degli scippi, di Rosa Russo Iervolino.
Per una volta voglio dimenticare la stanchezza, la fretta, lo stress.
Voglio lasciarmi cullare da Napoli, togliermi i tappi della quotidianità dalle orecchie e volutamente lasciarmi incantare dalla sirena Partenope: basta ca ce stà ‘o sole… ccà ce rimasto ‘o mare…
Ho gli occhi lucidi, anche adesso mentre scrivo, carezzo i piccerilli e penso che la bellezza di Napoli sia in fondo la sua maledizione, un incanto che ti prende alle viscere e sussurra ma addo’ vai… resta ccà…

Finalmente la settimana annuale di babysitteraggio in solitaria è finita, e non so se l’anno prossimo sarò in grado di replicare.
Non ho più le energie per placare i bambini mappini, e sto seriamente pensando di creare una cooperativa di mutuo soccorso di genitori maschi per aiutarci nel momento del bisogno.
Come vedete, il logo c’è già, e per il resto vedremo.
Finalmente si torna a lavorare, e poi sabato tutti al mare per due settimane.
Nel frattempo voglio regalare anche a voi un’immagine presa dal bus.
Cliccate pure e respirate a pieni polmoni: l’aria di Napoli ammalia e cura ogni malinconia, fatene scorta per l’inverno che verrà.
A presto.
(*) bambini mappini: bambini particolarmente monelli
La prima puntata è qui.
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Grazie Cima di questo bellissimo reportage da Napoli, ho le lacrime agli occhi, metà per il ridere, metà per la bellezza dei luoghi.
Indovina dove siamo stati domenica scorsa di ritorno dalla montagna? IKEA!!! Lì i bambini mappini te li consegnavano all’ingresso anche a chi non ha figli come noi, a tre alla volta, come accompagnatori, per non farci sentire soli. Due si sono persi risucchiati tra le palline del pentolone nell’entrata. Temo che le polpette svedesi le facciano con i poveri resti…
ciao
Comment by lameduck — 19 August 2006 @ 09:16 am
Lo sapete che state diventando un vero scrittore ?
Comment by italo — 19 August 2006 @ 15:14 pm
Alla fine ci ho fatto un post, non ho resistito… http://www.bloggers.it/lameduck/index.cfm?blogaction=permalink&id=31459B27-0DF5-181C-1F245544F7B950C5
Buone vacanze a te, alla signora e ai piccerilli!!
Comment by lameduck — 21 August 2006 @ 17:24 pm
Vedo che ancora latiti, ma ti segnalo che domani è il Blog Day e ti ho inserito tra i miei cinque preferiti.
ciao
Lamedùck
Comment by lameduck — 30 August 2006 @ 19:49 pm
ti mando l’indirizzo me ne mandi una buatta piena??( se ne prendo due me ne fai pagare una? cosi ne spando una nell’aria patana:-)
i bambini mappini maro’ troppo forte
un ‘aiuto ?? pensa che cresceranno e diventeranno qualcosa di piu’ potente di piccoli mappini
Comment by virginia — 9 September 2006 @ 23:00 pm
Tre buatte al prezzo di una, signo’!
Dove devo spedire?
Cima
Comment by aiuto — 9 September 2006 @ 23:46 pm
come fare per stare tranquillo quando la mia ex moglie e le sorelle non mi fanno stare tranquillo?io ho pensato di far fuori almeno due di loro e poi io perchè non c’è la faccio più sto esaurendo i miei nervi e sono a pezzi dopo non bisogna dire ma si sapeva se qualcuno mi può aiutare ecco il mio telefono 3337846924
Comment by gigino371 — 6 May 2007 @ 14:52 pm
@ gigino371: ma non lo sai che è pericoloso lasciare il numero di telefono sui blog oppressi? Lettori di A.I.U.T.O., aiutiamolo!
Cima
Comment by aiuto — 7 May 2007 @ 03:12 am