Il Palazzo d’inferno
Dopo aver indegnamente e per lungo tempo navigato per strutture periferiche, lunedì varco il portone della mega sede centrale: il Palazzo d’inferno, come lo chiamano i sopravvissuti.
Sarà l’ansia, ma qui è tutto mega: la scalinata, il portone, il corridoio, persino la barbuta guardia giurata che mi blocca con un ghigno: ccà nun se trase!

Mostro timidamente il mio sfigato tesserino da parvenue (quelli del Palazzo ce l’hanno magnetico!), lo guarda con sospetto, lo annusa, lo mordicchia con un dente d’oro come a verificarne la consistenza, mi fa passare con un cenno sbrigativo.
Mentre compio la traversata del corridoio cisposi e orribili gargoyle ammoniscono gravemente: ccà si fatica!, e sempre più prostrato arrivo finalmente al terribile girello: una reliquia trovata nella piramide di Cheope - a suo tempo usata dagli schiavi egizi per divertire lo sciagurato figlio di Imenoteph, la preferita del faraone - oggi rivisitato in chiave ipermoderna per controllare l’andirivieni dei dipendenti del Palazzo.

Ovviamente il mio tesserino non riconosce il girello - anzi, fa finta di niente - e devo implorare la giunonica signora in divisa da SS che, pur essendo poliglotta, biascica qualche jastemma in tedesco e lo mette in azione.
Il girello - modello Giochi senza frontiere - è del tipo a rotazione continua a lame flottanti.
Ho solo pochi secondi per passare. Ho le mani e la fronte sudate, anche se fuori fa un freddo boia.
Concentrazione. Il girello è partito; tra il passaggio di una pala e l’altra contano esattamente tre secondi… ce la faccio, ce la fa… CRACK! Noo, si è incastrata la borsa con la colazione - doppio yoghurtino e 230 grammi di frutta - e non viene, non viene!
Nel frattempo la virago in divisa - schnell! schnell! - chiama a raccolta le guardie giurate, i carabinieri, la polizia municipale e le guardie forestali della Calabria.
Si fanno sempre più vicini. Sono accerchiato. Un ultimo strappo alla borsa e un rapidissimo scatto verso l’ascensore parlante mi mettono in salvo.
Non si salva la mia colazione, sbranata dai cani antidroga mentre le arance rotolano per le scale con effetto Ejzenštejn.

continua… (?)
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Alcuni dicono che Carlo III si aggiri amcora tra i corridoi del palazzo….
Comment by italo — 15 January 2006 @ 13:39 pm
Se lo incontro ti faccio sapere…
Cima
Comment by aiuto — 15 January 2006 @ 16:20 pm
in vicinanza della stanza del sindacato si aggira comunque una nostra vecchia conoscenza (” Chelle belle piccerelle…” ” ma che ‘ffa o ‘ sindacat’? “)
Fosse lui Carlo III ?
Comment by italo — 15 January 2006 @ 17:40 pm