Pedalando di bolina

Partenza ore 8. Cielo ancora nuvolo, ma le previsioni promettono bel tempo.
Sono fichissimo: calzamaglia, casco e il nuovo giubbino wind-stopper attillato che è una favola.
Non bado ai pinguini che trovo fuori casa e comincio a pedalare.
Cento, duecento metri, il freddo già non lo sento più, il mio giubbino è troppo sfaccimmo.
E’ fatto con un tessuto speciale, che fa traspirare; le goccioline di sudore, infatti, escono una ad una dal giubbino, si guardano attorno con aria smarrita, fanno il segno dell’ombrello alle molecole di vento che armeggiano per entrare e poi si volatilizzano.
Dopo un chilometro inforco la strada provinciale, saluto distrattamente Pininfarina fermo all’angolo e tiro dritto.
Pininfarina? Cazzo ci fa da queste parti?
La domanda non è oziosa, capisco che è venuto a inaugurare una nuova galleria del vento ed io ci sono dentro.

Vento freddo, tagliente, mi toglie il fiato e mi pedala contro.
Che fare? Mi viene in mente cosa fanno i velisti in questi casi e decido che anch’io farò la cosa giusta: pedalerò di bolina!
Prima uno zig…
poi uno zag…
zig… funziona…
zag… che bello…
zig… so’ troppo forte…
zag… basta che non cado…
zig… la folla intorno è osannante…
zag… mi incitano…
zig… Mascalzone…
zag… non esageriamo con i paragoni…
zig… ah! non è Mascalzone latino…
zag… delinquente…
zig… fetentemmerd…
zag… zotici…
zig… che ci fa ’sta coda di macchine dietro…
zag… sorpassate, non date fastidio…
zig… liévate ‘a nanz’! spostati…
zag… calmi, fatemi finire almeno ’sto zag…
Pant, pant! finalmente sono arrivato: solo quindici chilometri, ma son sembrati il doppio.
E fortuna che ho pedalato di bolina, altrimenti sai che cazzate…
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Se ti è veramente successo, sei un grande
Comment by italo — 19 December 2005 @ 12:57 pm