Pausa pranzo maschia
L’una e mezza, sole allo zenith, fa caldo. Molto caldo.
Topesio arriva con la sua moto blu. Indossa un gilet da pescatore, e con le scarpe da moto sembra un gran figo.
L’appuntamento con il Condor è dallo chalet Ciro a Mergellina.

Piccola gimkana nel traffico e raggiungiamo in pochi minuti il lungomare. A quest’ora è tutto un brulichio: scugnizzi in costume, avvocati in scooter, turisti in ordine sparso. Se siete stati a Napoli sapete cosa voglio dire.
Il Condor, camicia aperta sul collo e giacca sul braccio, sta già marcando il territorio. Con indosso il gessato da lavoro io mi sento fuori luogo, ma cerco di darmi un contegno.
Tutt’intorno è un fiorire di pance di ogni ordine e grado. Pance tese di giovani segretarie palestrate e pance rigogliose di commercialisti fuori età. Ma ci sono anche gambe abbronzate, decolté da capogiro, pantaloni a vita bassa con mutande ad effetto “ti vedo-ti vedo di più”.
Noi stiamo bene. Chiacchieriamo, scherziamo, ridiamo. Godiamo fino in fondo della nostra amicizia e del bello che ci circonda.
Ordiniamo macedonie di frutta fresca a cinque euro cadauna, ma non ci lamentiamo, anzi, siamo persino felici.
Perché anche dei raffinati intellettuali come noi hanno bisogno di una botta di vita.























