Troppi groppi
Diciamolo, maschio è bello!
Pisciare dritti, in piedi, faccia al mondo, non ha prezzo.
Sì, d’accordo, qualche goccia a volte finisce su scarpe e calzoni, ma cosa vuoi che sia.
Maschio è bello.
Oddio, anche la femminilità ha i suoi vantaggi.
Le tette, ad esempio. Se fossi nato donna avrei passato tutto il giorno a toccarmi le tette, come diceva lui.
Eppoi piangere.
Sì, piangere, senza pudore, senza paura di perdere la faccia.
Quante lacrime ci sono rimaste lì, nel fondo degli occhi, embrioni congelati da una legge incosciente.
Le spingiamo in fondo, sempre più giù. Ma poi tornano e sembrano non avere mai fine.
Credo di ricordare distintamente tutte le volte che ho pianto “da grande”.
Quando Alfredino non rispose più avevo diciott’anni, un amico con un fratello e il padre morti suicidi in pochi mesi, e un banale litigio con mia madre.
Non ce la feci più. Tornai bambino e scoppiai a piangere, ma mi domando ancora se fu giusto che la tivvù di Stato ci infliggesse quella agghiacciante diretta.
Con il tempo e con i figli sono diventato più sentimentale, e basta un abile regista per farmi sciogliere come un ghiacciolo.
Ho pianto per l’angoscia che mio figlio, un giorno, avrebbe potuto vedere cadaveri dappertutto, oppure a causa di un bellissimo e fottuto robot-bambino che chiama la mamma per l’eternità.
Sabato scorso, però, ho raggiunto il massimo.
Autostrada, famigliola al completo, inserisco una cassetta di Pino Daniele.
Non l’avessi mai fatto!
A tradimento partono, in sequenza, Napul’è, ‘Na Tazzulella ‘e Cafè e Terra Mia.

Canto e piango, guido e piango, rido e piango.
Come si dice: puoi togliere un napoletano dalla giungla, ma non la giungla da un napoletano.
Eccheccazzo!























